La Fiaccola Alpina della Fraternità è giunta alla 65° edizione, la seconda in era Covid, e quest’anno è andata decisamente meglio. Infatti si sono potute celebrare le Sante Messe a Timau ed Oslavia, rispettivamente da parte di don Marco Minin cappellano della Julia e don Sigismondo Schiavone, mentre i tedofori hanno potuto compiere il tragitto dal parco della Rimembranza di Gorizia al Sacrario di Oslavia.
Le cerimonie, comunque condizionate dalla pandemia, hanno assunto un carattere più intimo. Senza sfilate e discorsi, e questo ha dato forse un tocco di semplicità solenne senza nulla togliere nelle varie tappe al significato dell’evento: gesto di omaggio verso i caduti e trasmissione del fuoco verso altri percorsi di pietà.
Ad Aquileia quest’anno il significato è stato speciale per l’arrivo della staffetta sulla tomba dei 10 soldati sconosciuti e di Maria Bergamas proprio a 100 anni dalla scelta del Milite Ignoto avvenuta nella Basilica il 28 ottobre.
Intima, come lo scorso anno, l’accensione del fuoco a Redipuglia ai piedi del colle S. Elia. Nel 1920 le cerimonie ufficiali erano state annullate, mentre quest’anno sono state spostate al 3 novembre, e avvenute in forma ristretta, per la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad Aquileia e al Sacrario.
La fiamma ha comunque arso ai piedi di quel Colle che accolse per primo i resti di trentamila caduti del conflitto, rendendo con questo gesto omaggio alla loro memoria che sicuramente i Centomila che stanno di fronte hanno approvato.