ERNESTO ZORZI – CASTELVECCHIO 03 APRILE 2022

Buongiorno a tutti i presenti, autorità civili, militari e religiose porto il saluto mio personale e quello degli Alpini della Sezione di Gorizia che ho l’onore di rappresentare.

Oggi ci troviamo in questo bellissimo luogo, CASTELVECCHIO, per ricordare la figura di ERNESTO ZORZI, lo facciamo con la presenza delle tre famiglie che ha tanto amato ed a cui ha dato tanto: in primis la sua Famiglia oggi presente con la moglie i figli ed i nipoti, la Famiglia Alpina e la Famiglia dell’Azienda Castelvecchio.

Nella sua semplicità e modestia è stato un grande UOMO, UN ALPINO, UN ARTISTA, un po’ pittore, un po’ scultore, un po’ narratore, un po’ poeta, fine dicitore (sapeva l’Inferno di Dante a memoria), le sue vibranti recitazioni della “Preghiera dell’Alpino”, sapeva cantare (in coro  e da solo) conosceva la musica, tutte queste cose rimangono scolpite nei nostri ricordi, e non è facile, credetemi, sottolineare in poche parole la  personalità di Ernesto, piena di fatti, di passioni, di hobby.

Tutto quello che ha fatto e vissuto è stato frutto del suo immenso amore per la natura soprattutto per il mondo animale. Ha realizzato innumerevoli dipinti, fra tutti mi piace ricordare il dipinto del Buon Pastore che si trova nella Cappella Vittori a Sagrado. Tra le sue doti vi è quella di scrittore manifestata in una miriade di poesie in italiano, ma ancora di più in friulano, culminata con l’edizione di due volumi, il primo contiene la sua autobiografia, nel secondo libro oltre a riportare i suoi scritti poetici in friulano, ci sono i suoi capolavori pittorici, scultorei, i disegni, i quadri e le sculture.

Spolverando i ricordi della multiforme personalità di Ernesto è impossibile tralasciare il suo amore per le montagne: provetto alpinista, rocciatore, sciatore, memorabili le sue ascensioni sul Cervino, sul Bianco, sul Rosa, sul Bernina, sul Grossglokner, tutte  le principali vette delle alpi Giulie, Carniche perfino bivaccando in parete in invernale.

Tutte queste che si possono definire imprese sono state pensate, programmate, qui a Castelvecchio nella casa che si è preparato da solo per ben due volte (causa un incendio). Di questa sua passione, l’aspetto che lo ha contrassegnato durante tutta la sua esistenza (di cui era fierissimo) è stato aver fatto il servizio militare nel Truppe  Alpine. Va ricordato che su quasi tutte le cime su menzionate ha fatto sventolare il Gagliardetto del Gruppo Alpini di Fogliano Redipuglia sempre portato nello zaino assieme al cappello alpino.

Ha fatto il C.A.R. a Savigliano nel Cuneense, Artigliere Alpino a Tolmezzo, Caserma Cantore, dove si è distinto per doti fisiche, morali ed estrema serietà nello svolgere i compiti assegnati, ha fatto tutta la carriera possibile per un militare di leva fino a proposta di nomina a sergente passando  per capopezzo.

Ricevuto il congedo la prima cosa che ha fatto è stata iscriversi all’A.N.A. Gruppo di Tarcento, dopo le  tristi vicissitudini del terremoto del 1976 che lo hanno fatto approdare a Castelvecchio è stato calamitato dal Gruppo Alpini di Fogliano-Redipuglia, dove tante sono state le iniziative e le attività a cui si è reso trascinatore: in primis l’avventura di costruire una bellissima sede ricavata da un prefabbricato (in disuso finita l’emergenza terremoto)  che si era procurato a Tarcento; si è imbarcato unitamente al Gruppo nel ripristino di capitelli, rifacimenti di muri (chiesetta di S. Maria) ed un’infinità di altri lavori sul territorio. Nell’ambito del Gruppo è sempre stato animatore e promotore di eventi, gite, allegrissime adunate, feste, cerimonie, mostre,  indimenticabili le uscite sul Carso con i ragazzi delle scuole medie a esplorar grotte, veder monumenti della 1^ guerra mondiale, flora e fauna locali.

E ancora: impossibile non ricordare i famosi vin brulè alle  Messe di mezzanotte a Natale con le sue discese in doppia corda (sempre con cappello alpino) dai campanili delle Chiese di Fogliano  e Sagrado, le salite al Matajur il primo dell’anno per smaltire il dopo veglione, e tanto altro ancora.

Ultima ma non ultima la Famiglia Azienda Castelvecchio, luogo dove ha trascorso la sua vita lavorativa e si è occupato di lavori agricoli: vite, ulivi, frutteti, alberi secolari dell’antico Parco della Villa o del Grande Bosco e non solo: intuì per primo che Castelvecchio non era solo vino e olio, ma anche storia: la Grande guerra, la Villa Veneta e, Ungaretti che trovò ispirazione e scrisse le Poesie di Guerra proprio sul Carso di Castelnuovo.

Dedicare a Ernesto Zorzi la Fattoria Sociale è un atto di riconoscimento per questo grande uomo che tanto ha dato nella sua vita, come Associazione Nazionale Alpini siamo grati alla Famiglia Terraneo, Mirella e Leo in primis ed all’Associazione Amici di Castelnuovo per questa scelta. Un sentito ringraziamento al Coro “Ardito Desio” della Sezione A.N.A. di Palmanova per aver accompagnato con i suoi canti questa cerimonia.

A conclusione del mio intervento voglio ringraziare tutti per la presenza e per ricordare Ernesto Zorzi abbiamo pensato di chiudere con la “Preghiera dell’Alpino”.

                                                                                       Paolo Verdoliva

                                                                       Presidente della Sezione ANA di Gorizia

Cima del monte Nero