Terminata la pausa estiva le attività sono riprese con una serie di impegni sociali anche legati all’anniversario dei 50 anni dal terremoto ma anche con due appuntamenti importanti e significativi.
Lunedì 14 settembre è stata inaugurata la scuola media “Leonardo da Vinci” alla presenza di numerose autorità: il prefetto Ester Fedullo. il questore Luigi di Ruscio, il ten. colonello dei Carabinieri Luigi Revaqua, il Vescovo Giampaolo Dianin assieme a numerosi esponenti politici europei e regionali.
Prima dell’evento gli Alpini ronchesi hanno voluto donare alla scuola le bandiere da apporre all’ingresso della stessa. Con una breve cerimonia alla presenza di una classe dell’Istituto, della dirigente scolastica Franca Soranzio e del sindaco Mauro Benvenuto sono state consegnate le tre bandiere da parte di tre alpini a tre ragazzi dell’istituto. La consegna è stata preceduta da un breve saluto nel quale sono stati illustrati ai ragazzi il valore e il simbolo della bandiera e il perché per gli alpini essa assume un significato speciale.
Al taglio del nastro le bandiere già sventolavano.

Il giorno 20 settembre abbiamo partecipato nella giornata del ricordo degli Internati nei campi di concentramento nazisti all’unica cerimonia del goriziano tenuta a Ronchi dei Legionari davanti al monumento ai deportati.
Il vice-prefetto Giuseppe Donadio ha ricordato come il rifiuto di tanti militari italiani di essere al fianco dei nazifascisti sia stato uno dei capisaldi della nostra Costituzione. Il sindaco Mauro Benvenuto ha espresso il valore di quel NO dichiarato senza sapere il prezzo da pagare, che fu altissimo, e il valore che ha assunto con la nascita della “resistenza senza armi”. Libero Tardivo, presidente Aned. ha scandito i nomi degli internati ronchesi e ricordato la figura del generale Bruno Malaguti, comandate della divisione Torino e della piazza di Gorizia l’8 settembre che pagò un duro prezzo per rispettare la sua fedeltà al giuramento fatto.
Infine Gianpaolo De Piante a nome del locale Gruppo Ana ha ricordato come gli uomini con le stellette, i soldati, abbiano pagato il duro prezzo delle scelte sbagliate in nome di ideologie e/o nazionalismi da parte dei governanti e del colpevole oblio delle vicissitudini seguite all’8 settembre, dettate dal “politicamente corretto” nel dopoguerra.
Ha ricordato la figura di Angelo Formentin, classe 1921, alpino del 9° Reggimento, battaglione val Leogra che all’8 settembre si trovava in Albania impegnato assieme a 400.000 soldati italiani nei Balcani nella lotta contro le bande partigiane jugoslave.
Disse di no e fu spedito prima in Polonia, poi a Berlino con la mansione di “panettiere”. Alla liberazione della città da parte delle truppe sovietiche si mise immediatamente in marcia a piedi rientrando fortunosamente a casa.
Stabilitosi con la famiglia a Ronchi negli anni ’70 è stato per anni socio attivo del gruppo di Ronchi dei Legionari anche con il ruolo di tesoriere.
Ha poi affermato come la memoria e il ricordo dei propri ”veci” siano nel DNA degli Alpini e alla base di quei valori che hanno fatto sì che le penne nere, partecipando alla vita della nazione, abbia consentito loro di avere quegli slanci di solidarietà che tutti gli riconoscono. Ma se il ricordo è importante, è con la memoria di quanto avvenuto riportando quei fatti al presente e sui quali si deve riflettere ed agire di conseguenza per fare che gli uomini e le nazioni non cadano più nei vortici delle guerre, ma facciano di tutto e di più per conservare quello stato dal valore inestimabile che è la pace.