Abbiamo salutato il 3 febbraio Edvino Bonini nella chiesa di S. Lorenzo della sua Ronchi.
A Ronchi dei Legionari era nato nel 1936 e vissuto fino al trasferimento con la famiglia a Monfalcone ma dalla sua città non si era mai distaccato. L’adolescenza, assieme al fratello Roberto nell’ambiente della parrocchia e degli scout, gli aveva fatto conoscere il piacere e la forza del vivere in gruppo e la passione per la montagna.
Diplomato Geometra, sempre integrato nella vita sociale della comunità (aveva anche fatto parte del Consiglio comunale) dopo le prime esperienze di lavoro era entrato a far parte della grande famiglia dei Cantieri Navali impiegato nell’Ufficio Tecnico prima a Monfalcone e poi a Trieste; continuerà l’attività lavorativa anche dopo il pensionamento per le conoscenze acquisite nel campo dell’organizzazione del lavoro e della sicurezza.
La passione per la montagna e la formazione professionale trovano sintesi quando chiamato nel servizio di leva viene assegnato all’Artiglieria Alpina. Nel 1956 con il grado di Sottotenente è nella Julia, 3° Reggimento, Gruppo Udine nella caserma Cantore di Tolmezzo. La naia è una grande scuola e Edi fa propri gli insegnamenti che gli vengono dati dentro e fuori la caserma, percorrendo le montagne con la sua batteria someggiata fra quelle genti carniche e cadorine che i “loro” alpini li amano, loro che sono gli eredi dei combattenti del Pal Piccolo e delle Portatrici carniche.
Nel 1958 arriva il congedo e viene immediatamente reclutato dal gruppo della sua città dove trova più che attivi i “veci” che portavano segni, medaglie e ricordi del secondo conflitto: Galdino Bertossi infaticabile segretario, Il tenente Rizzi (medaglia d’Argento e Capo gruppo), il cap. Miniusssi (medaglia di Bronzo) che assieme agli altri lo introducono nella vita dell’associazione.
Mette su famiglia sposando Anna e arriva Antonella: le sue donne verranno sempre e comunque coinvolte nelle vicende alpine partecipando attivamente soprattutto a quelle che allora si realizzavano anche in serate danzanti: le “Veglie verdi” , le Feste di Primavera incontri che, al di là delle manifestazioni squisitamente “alpine” , facevano spensieratamente incontrare le famiglie delle penne nere e contribuivano alla cassa. Del Gruppo Alpini di Ronchi sarà capogruppo in due periodi dal 1961 al 1963 e dal 1974 al 1980 e segretario nell’intervallo. Sarà la memoria storica nella stesura del libro edito nel 2010 in occasione degli 80 anni della costituzione del gruppo alpini ronchese.
Nell’ANA entra presto a far parte del Consiglio Sezionale e lo troviamo già nel 1973 (anniversario dei 50 anni della Sezione) e ininterrottamente fino al 2011 assumendone anche la carica biennale di Vicepresidente nel 1985 e nel 1997. Qui incontra altri Veci che oltre ad aver combattuto sui monti dell’Albania e nelle steppe della Russia erano stati gli organizzatori dell’Adunata Nazionale degli Alpini a Gorizia del 1951 (l’unica per Gorizia, la terza adunata del dopoguerra realizzata con entusiasmo e tenacia): persone animate da sincero, profondo spirito alpino e forti sentimenti di italianità.
Il giornale Sezionale “Sotto il Castello” lo vede collaboratore fin dalla fondazione nel 1984 e partecipe del suo sviluppo; nel 2000 è uno dei due membri del neo-costituito comitato di redazione di cui fa parte fino al 2011.
Anche l’esercito lo richiama e con successivi passaggi nelle truppe Alpine raggiunge il grado di Tenente colonello: la penna bianca! Con l’Esercito milita alla organizzazione Stay-behind: vissuta, come molti altri alpini friulani e veneti, nella assoluta convinzione di rendere un servizio al proprio Paese.
La dedizione agli Alpini è stata per tutta la vita a 360 gradi dividendo il tempo fra le attività del Gruppo cittadino e quelle della Sezione, spaziando dai contributi all’organizzazione della vita associativa a quelli della solidarietà per giungere fino all’allestimento di trattenimenti e feste fra soci e amici che specie nei primi decenni del dopoguerra davano modo alle famiglie e all’intera società di recuperare il tempo perduto dello stare assieme negli anni del lungo conflitto.
Il terremoto del Friuli lo trova in prima fila nei soccorsi e poi nelle attività di ricostruzione coordinate dalla Sezione. Viene nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; onorificenza mai esibita ma che gli fa ricordare con piacere quando al ritorno a casa dopo la “cena del cavallo”, fatta in sede per festeggiarne il conferimento, trovò nel giardino delle balle di fieno …per sfamare il nuovo cavallo. Nel 1984, per l’Adunata Nazionale di Trieste è il coordinatore per conto della stessa dei posti tappa sparsi nell’Isontino per indirizzare e assistere i partecipanti.
Il carattere a volte spigoloso e il modo di fare spesso diretto trovano giustificazione nell’impegno costante e nell’assoluta dedizione alla causa delle penne nere che nei lunghi anni di militanza nell’ANA non sono mai venuti meno. Lascia indubbiamente un vuoto come un indelebile ricordo fra tutte quelle persone che dentro e fuori il Friuli hanno avuto modo di conoscerlo e apprezzarne la sincerità di intenti e la fede alpina.
Ciao Edi, le tue ceneri riposano nel cimitero di Ronchi dei Legionari accompagnate il 7 febbraio dalla moglie Anna, dalla figlia Antonella, dai nipoti Sara e Stefano assieme a parenti e amici.
Da lassù, per favore, continua a darci una occhiata.