
Tenente FOGHINI Maico
Nasce nel 1914 a San Giorgio di Nogaro anche se sarà Goriziano per adozione e sentimenti. Fatti gli studi superiori presso il Liceo Scientifico di Gorizia, s’iscrive alla facoltà d’Economia e Commercio dell’Università di Trieste; a metà del corso di studi però scoppia la guerra e Maico viene chiamato alle armi.
Divenuto Sottotenente viene destinato in Grecia come Ufficiale del comando del 9° Rgt. Alpini, ed è proprio in questa veste che si guadagna la prima decorazione: la medaglia di Bronzo al V.M. sul Bershishtit.
Dopo la Campagna di Grecia gli Alpini ritornano in Italia, ma si possono riposare per poco, giusto il tempo per prepararsi e partire per la Russia, e anche Foghini, divenuto nel frattempo Tenente, parte, questa volta con il Battaglione “Val Cismon“, con il grande onore di essere l’Alfiere della gloriosa ed insanguinata Bandiera di Guerra del 9°. Il Battaglione “Val Cismon“ è il battaglione figlio del “ Feltre“, ma per la Campagna di Russia diventa il III° Battaglione del 9° Reggimento Alpini, assieme ai Battaglioni “ Vicenza” e “ Aquila “. Foghini è il Comandante della 265° Compagnia formata, secondo l’ordinamento militare dell’epoca, dal plotone comando, da3 plotoni fucilieri e 1 plotone mitraglieri, oltre ad una squadra di mortai da 45 mm, alle salmerie di Compagnia e all’Ufficiale Medico.
In Russia Maico Foghini si guadagna due Medaglie d’Argento al V.M.: la prima gli viene concessa per un’azione che avviene vicino a Deresowka, in una valletta dove la 265° Compagnia deve sbarrare il passo, anche perché, sotto la neve, era nascosta una rotabile che arrivava a Selenji-Yar, il mitico, insanguinato quadrivio dove in seguito il Battaglione “Aquila” ha resistito oltre ogni umana possibilità. La battaglia che ne segue è lunga e feroce ma, alla fine, gli Alpini tengono la posizione; il Comandante del Battaglione “Val Cismon “, Capitano Valenti, che con Foghini aveva preso parte alla lotta, indicando i Russi in fuga fa notare che, invece delle armi, si portano via i Cappelli Alpini, copricapi appartenenti a soldati indomabili, quale erano gli Alpini d’Italia.
La seconda Medaglia d’Argento gli viene concessa a durante il ripiegamento nell’impari lotta contro i mezzi corazzati sovietici. Maico sparisceì nel tentativo di forzare il blocco russo e cercare quindi di raggiungere la Tridentina, assieme al Comandante di Battaglione e a molti altri Ufficiali ed Alpini.
Il 5 febbraio 1956 l’Esercito Italiano gli concede la Croce al Merito di Guerra, alla memoria.
A lui è intitolato il Gruppo di Gorizia.