Gen. GAVAZZA Benito

Nato nel 1926 e andato avanti il 20 febbraio del 2010 a 84 anni nella sua casa di Cormons, dopo una vita tutta da Alpino. E’ stato socio ANA nel Gruppo della città. La sua carriera militare lo porta a ricoprire comandi soprattutto nell’arma delle penne nere: al 5° reggimento Alpini della Brigata Orobica, capo di Stato maggiore della Brigata Cadore, alla Brigata Julia, al IV Corpo d’Armata Alpino fino al comando delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa. Una carriera prestigiosa accompagnata da un unanime apprezzamento tanto che al momento della quiescenza nel 1989 riceve il ringraziamento dell’allora Presidente della Repubblica Italiana On. Francesco Cossiga.
Subito viene richiamato per essere nominato Commissario Generale delle Onoranze ai Caduti in Guerra e in questa veste si dedica “ con encomiabile entusiasmo e totale dedizione alla meritoria operazione di recupero delle salme dei militari italiani deceduti nella campagna di Russia dell’ultimo conflitto mondiale” * .
Sono tempi difficili, il blocco dei Paesi dell’Est e la conseguente guerra fredda impediscono qualsiasi ricerca dei nostri Caduti, in particolare sul suolo sovietico. Ci sono anche difficoltà tecniche: su molti cimiteri sono sorti paesi, strade, piazze o sono diventati campi di girasoli e di patate. Gli archivi di Stato nelle varie capitali, sono inaccessibili. L’avvento di Gorbaciov e la caduta del muro di Berlino, nel novembre dell’89, aprono la strada alle ricerche, coadiuvate anche dalle popolazioni locali che ricordano i luoghi di sepoltura dei nostri soldati.
Gavazza promuove accordi e trattati internazionali con numerosi Paesi, basati sulla reciprocità dei rapporti. Stipula un protocollo con la Federazione Russa, anche per aver accesso agli archivi. Intese vengono raggiunte con tutti i Paesi nei quali gli italiani avevano combattuto: con l’Ucraina, la Bielorussia, la Repubblica Ceca e quella Slovacca, la Repubblica federale tedesca (unificata proprio nell’89). Accordi vengono conclusi anche con gli Stati Uniti (per il recupero dei resti dei prigionieri italiani morti in terra americana), con l’India (da dove sono stati rimpatriati un centinaio di nostri militari deportati), con l’Albania, l’Egitto (per la concessione dell’area del sacrario di El Alamein), con l’Austria, il Sud Africa, l’Australia, l’Etiopia e l’Eritrea, la Slovenia e in seguito la Croazia.
Dal fronte orientale, dopo l’individuazione di decine di cimiteri e di fosse comuni, si ricuperano i resti di circa diecimila Caduti e posti a ricordo una trentina di cippi nei cimiteri. Un’ attività che è proseguita e continua tuttora.
Per questa opera riceve la Croce D’Oro al Merito dell’Esercito oltre che la riconoscenza di tutti gli Alpini e delle genti che hanno visto la loro gioventù cadere in terra Russa in una assurda campagna di guerra.
Alle sue esequie nel Sacrario di Cargnacco partecipano le più alte cariche dell’esercito, ma soprattutto tanti e tanti Alpini; uno dei nipoti legge l’ultimo scritto affidatogli dal nonno dove, oltre a un ricordo per la moglie Sandra e la sua famiglia con 7 nipoti, chiede “Alpini portatemi sulle vostre spalle in questo viaggio verso il paradiso di Cantore”. E così viene fatto: 6 alpini vegliano e accompagnano a spalla la bara dopo la recita della Preghiera dell’Alpino letta dal Presidente della Sezione Ana di Gorizia Renato Cisilin. Riposa nel cimitero di Cormons.

*Dalla motivazione della Croce d’Oro al Merito dell’Esercito.