
Federico Colinelli e Attilio Colinelli
Fratelli COLINELLI
Una storia che appartiene tutta a Gorizia quella dei due fratelli Colinelli. Il padre Primo è un militare di carriera che combatte la Prima guerra Mondiale nel 5° reggimento Genio Minatori, a Torino mette su famiglia sposando Evelina Pittoni originaria di Latisana dove nascono i loro due figli: Federico il 6 luglio 1914 e Attilio il 9 novembre del 1915. Nell’immediato dopoguerra la famiglia si sposta a Gorizia ed abita in via Brigata Casale18.
Gorizia diventa la città di adozione dei due fratelli dove trascorrono la loro giovinezza con la passione per lo sport e la montagna non trascurando il mare che è vicino. Vivono una vita serena frequentando le stesse scuole, fanno persino la Comunione assieme nella chiesa del Sacro Cuore nel 1922. Sono molto uniti (il padre muore nel 1930) anche per la vicinanza di età e la sorte li porta ad essere assieme negli Alpini e perdere tragicamente ed eroicamente la vita nella Campagna di Russia.
Di nuovo assieme nel ricordo, nella tomba che la madre Evelina ha voluto nel cimitero di Gorizia sulla quale si staglia la figura di un Alpino.
Ten. Federico COLINELLI
E’ il più esuberante, dopo il diploma al Regio Liceo Ginnasio “Vittorio Emanuele III” nel 1933 si iscrive alla facoltà di Ingegneria. Il 3 ottobre 1935 inizia la Campagna d’Etiopia e, assieme ai compagni, si offre volontario. Il 13 dicembre parte da Napoli con destinazione Mogadiscio inquadrato, su sua richiesta, come Allievo Ufficiale nel Battaglione Univesitario “Curtatone e Montanara”. Nonostante tenti con impazienza di essere assegnato al batt. Alpini Pusteria, rimane in Somalia in un accampamento di tende fino alla fine delle ostilità e senza combattere. Riparte per l’Italia nel giugno 1936, deluso per non aver potuto avere il battesimo del fuoco ma con i gradi di ufficiale viene assegnato al 9° reggimento Alpini dal quale è congedato nel gennaio 1937. Riprende con la naturale energia studi e gite in montagna.
Nell’agosto 1941 è richiamato nel 9° Reggimento Alpini, Battaglione Vicenza, 59° Compagnia, prima a Tolmino e poi a Caporetto.
Nell’agosto 1942 con il grado di Tenente parte per la Russia; i due fratelli si ritrovano (Attilio nel Gruppo Udine) nel percorrere a piedi i 250 km che, una volta scesi dai treni, li separano dal Don. Entrambi vivono il dramma della Julia: Federico il 30 dicembre, a Selenyj Jar, durante un contrattacco viene gravemente ferito. Ricoverato prima a Rossosch, trasportato in treno in Italia all’ospedale militare di Bologna muore il 28 gennaio 1943 assistito dalla madre.
Gli viene conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Un’aula del liceo classico che aveva frequentato porta il suo nome.
Cap. Attilio COLINELLI
Ha le idee chiare: dopo la maturità sceglie la carriera militare ed entra nell’Accademia di Artiglieria. Nel 1938 è ad Aosta alla Scuola Militare di Alpinismo “Duca degli Abbruzzi” e poi a Gorizia nel Gruppo Udine del 3° Reggimento Artiglieria da Montagna. Nell’aprile 1939 la Julia parte per l’Albania e lo troviamo a Bureli. Per i suoi Alpini è ”Tilio” o “terribile barbetta”: è inflessibile, duro ma giusto e comprensivo, e i soldati, oltre che i superiori, lo stimano.
Nell’ottobre del 1940 inizia la campagna di Grecia: Attilio con la sua 18^ batteria combatte con il battaglione L’Aquila. 90 giorni di combattimenti continui prima di avere un po’di riposo e ripristinare gli organici e poi ancora fino alla fine delle ostilità: Vojussa, Smolika, sella di S. Attanasio, Scindelj… Si merita la Croce di guerra e la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Rimane di presidio prima a Metzovo e poi nel Peloponneso fino al marzo del 1942.
Nell’agosto il 3° reggimento con ancora al comando il colonello Pietro Gay parte per la Russia, Attilio è al comando della “sua”18° batteria del Gruppo Udine, ma non sono diretti al Caucaso ma sul Don: “…al pianterreno come la buffa”.
Sul Don si consuma il dramma del Corpo d’Armata Alpino e a gennaio del 43 inizia il ripiegamento nella steppa. Il Gruppo Udine si incorpora nel 9° reggimento del colonello Lavizzari a Popowka il 19 gennaio e il 21 a Lesnitschanskij a sud di Postojalyi si arrendono. Inizia il “davai” a piedi e in treno per morire “ufficialmente” il 31 marzo 1943 nel gulag di Oranki durante un’epidemia di tifo. Riceve la Medaglia d’Argento al Valor Militare.