
Ten. Col. Enrico MATTIGHELLO
Presidente dal 1937 al 1943
Enrico Mattighello nasce a Lusevera il 14 febbraio 1891 primo di sette fratelli e sorelle.
Arruolato nel 1911, il 30 settembre 1912 è nominato Sergente allievo ufficiale nel 7° Alpini e assegnato al battaglione Belluno, fino alla nomina a sottotenente di complemento, ottenuta il 28 febbraio 1913 con il passaggio all’8° Alpini.
Con il grado di tenente, partecipa alla Grande Guerra nei battaglioni Gemona, Val Fella e Monte Canin. Nel 1918 viene nominato capitano in servizio attivo, ma nel 1920 chiede di essere collocato in aspettativa per riprendere gli studi di giurisprudenza e nel 1922 si laurea presso l’Università di Padova.
Si stabilisce a Gorizia dove esercita la professione di avvocato e procuratore legale e vive con la moglie Maria Maddalena (sposata nel 1916) e i due figli Sergio e Licia
A Gorizia fonda l’Unione Ufficiali in congedo e partecipa attivamente alla vita dell’Associazione Nazionale Alpini: lo troviamo come segretario–cassiere nel 1927, Comandante interinale nel 1936 e nel 1937 nominato Comandante in sostituzione di Carlevaris, carica che mantiene verosimilmente fino al 1943.
Buon conoscitore della lingua serbo-croata e slovena, allo scoppio del secondo conflitto mondiale, viene richiamato e con il grado di maggiore è a Fiume con la 2^ Armata, comandata dal gen. Ambrosio.
I mesi dopo l’8 settembre sono stati alquanto travagliati per il maggiore Mattighello, travolto suo malgrado dallo sfacelo della Nazione; nel 1944 viene anche catturato da partigiani jugoslavi e solo i buoni auspici di chi lo conosceva per la sua onestà e correttezza, gli permettono di tornare a casa sano e salvo.
Nel settembre dello stesso anno, il paese di sua moglie, Nimis viene messo a ferro e fuoco dai nazifascisti ed egli perde gran parte dei suoi affetti e delle sue cose personali; in quel tragico settembre trova rifugio a Tarcento, dove si stabilisce definitivamente.
Dopo la guerra riprende l’attività forense, ricopre la carica di Presidente della Sezione Combattenti e Reduci e di Presidente dell’allora Sottosezione A.N.A. di Tarcento dove è attivo fautore della rinascita dei Gruppi alpini della sua Val Torre.
La sua opera più bella è la costruzione del Monumento Faro in ricordo dei Caduti della Julia sul monte Bernadia alla quale si dedica con passione e determinazione assieme agli alpini di Tarcento e paesi vicini. L’opera progettata da Gianni Avon, rappresenta due penne mozze che si alzano verso il cielo a significare il sacrificio dei Caduti. Sulla cima c’è il faro che irradia la sua luce verso la pianura friulana. Nel suo interno l’altare con la Madonnina della «Julia» ed il Sacrario dove riposano le salme di sei caduti.
I lavori iniziano nel 1954 e anche con l’aiuto dei reparti alpini terminano nel 1958 quando in settembre l’opera viene inaugurata nel corso di un’adunata Triveneta indetta per l’occasione.
Il Monumento sacello è ora assegnato al Commissariato generale onoranze ai Caduti ed è incluso nell’elenco dei Sacrari della Patria. Da allora ogni anno nella prima domenica di settembre si tiene il raduno delle Penne Nere.
Muore all’improvviso, a settantasette anni (con il grado onorifico di colonnello) a Tarcento il 6 aprile 1968.