Paolo Caccia DOMINIONI
Nasce il 14 maggio 1896 a Nerviano da una nobile famiglia del Novarese. Figlio di un diplomatico ne eredita il gusto di viaggiare e vive una lunga esperienza di lavoro all’estero soprattutto nel mondo arabo. Laureato in ingegneria civile, poliglotta (conosceva 7 lingue), pittore, architetto, scrittore, disegnatore e illustratore formidabile ha testimoniato con una sterminata produzione uomini e cose. Celebri le sue cartoline dove il soldato è effigiato nella sua fierezza, mai guerresca e tracotante.
Nella sua straordinaria e operosa esistenza passa attraverso due guerre mondiali meritandosi molte decorazioni, spirito di naturale condottiero alterna periodi con la divisa a quelli di intensa e raminga vita civile. Muore a 96 anni il 12 agosto 1992 all’ospedale militare del Celio.
Nella Grande Guerra entra come volontario Bersagliere. Presto tenente dopo il corso ufficiali viene assegnato al Genio pontieri sul fronte dell’Isonzo, poi fa parte anche dei reparti Lanciafiamme, ferito due volte si merita una medaglia di Bronzo al V.M.
Congedato apre uno studio al Cairo esercitando in tutto il Medio Oriente con un richiamo per compiere esplorazioni e rilievi in Libia (diventa capitano) e successivamente per partecipare alla guerra di Eritrea prima con compiti di intelligence in Sudan e poi per guidare una pattuglia di “ascari” (la chiamerà “la pattuglia Astrale”) in avanguardia alla “colonna Starace” nella marcia su Gondar.
Richiamato da Maggiore nella Seconda Guerra Mondiale (interrompe il servizio militare per terminare l’ambasciata italiana ad Ankara da lui progettata) prende il Cappello Alpino il 24 marzo 1942 a Brunico nel 30° battaglione Guastatori Alpini del Genio: il Corpo degli Alpini era sempre stato nel suo cuore e il desiderio di appartenervi si era fatto più forte dopo la morte del fratello Cino, sottotenente del 5° Alpini, caduto al fronte nel gennaio 1918. Indosserà il cappello anche in piena guerra d’Africa.
Ma a giugno è di nuovo nel Nord Africa per prendere il comando del 31° battaglione guastatori d’Africa del Genio. Partecipa con il suo reparto a tutte le operazioni militari guadagnandosi la Croce di Guerra Tedesca di seconda classe da parte del gen. Rommel e a sfuggire, dopo la disfatta, alle truppe inglesi portando il suo reparto in salvo: gli verrà conferita la Medaglia d’Argento al V.M.
Ricostituisce nell’agosto del 1943 il 31° battaglione Guastatori Alpino ad Asiago ma arriva l’8 settembre e il maggiore Sillavengo (come gli piace da sempre farsi chiamare) entra nella Resistenza nella Brigata Garibaldi, compie diverse azioni, viene catturato dai tedeschi ma riesce a cavarsela e, ancora da protagonista, arriva alla carica di Capo di Stato Maggiore del Corpo lombardo Volontari della Libertà. Si merita la medaglia di Bronzo al V.M.
Tenta di rientrare nella vita “normale” nel suo studio al Cairo ma viene richiamato alla pietosa opera di recupero nel deserto dei resti dei caduti della guerra d’Africa. Dà vigore all’intera opera interessando reduci, associazioni, enti, volontari e stimolando il Governo Italiano. Saranno 14 anni di lavoro con un ulteriore richiamo alle armi, con il grado di Ten. Colonello, che si concluderanno con la costruzione del mausoleo di El Alamein a “Quota 33” da lui progettato. Lì riposano le salme di italiani, tedeschi e inglesi e greci rubate al deserto o raccolte da improvvisati cimiteri. In quel periodo scrive numerosi libri fra i quali ALAMEIN 1933-1962 che gli vale il premio Bancarella.
Nel 2002, in occasione del 60° anniversario della battaglia di El Alamein, il Presidente della Repubblica gli conferirà al Medaglia d’Oro al Merito dell’Esercito alla memoria.
Rientra nella vita civile nel 1958, sposa Elena Sciolette conosciuta nel ‘53 in Africa, e va ad abitare a Gabria (Savogna d’Isonzo) in quella casa che lo aveva visto ricoverato da ferito nel primo conflitto mondiale; lì nascerà la prima figlia Bianca (la seconda Anna nascerà a Milano).
Questo squarcio della sua esistenza lo vede ancora operare alacremente in ristrutturazioni di antichi edifici, borghi e fortezze, progettare monumenti e sacrari in tutta Italia (fino in Australia con l’Ossario Italiano di Murchison), dipingere, scrivere e resta legato al nostro territorio e alle numerose amicizie; ci piace ricordare fra le sue opere la progettazione della Campana Chiara di Oslavia, il monumento all’Artigliere Alpino del 3° a Gemona e il monumento al duca d’Aosta all’aeroporto di Gorizia .
E’ stato socio ANA iscritto alla nostra Sezione nel gruppo di Fogliano Redipuglia.
