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Il monte Calvario

Il Monte Calvario tra storia e tradizione

IL PERIODO DELLA GUERRA MONDIALE
Nel pacifico sviluppo commerciale del paese irruppe la guerra mondiale con mano così crudele che non sarà scordata nei secoli. L'Austria scelse proprio le alture di Piedimonte per fermar le irrompenti truppe italiane.
Il giorno di Pentecoste del l9l5 si celebrò a Piedimonte l'ultima messa poi la gente dovette abbandonare case, orti, campi, vigneti, fabbrica e macchinari e prendere in mano il bastone del pellegrino. Si sparse per tutta la vasta Austria; affamata e stracciata soffrì in vari campi di concentramento a Bruck, Leibnitz, Wagna e Strnisce. Vivacchiò in varie città come un gregge disperso nella tempesta, senza pastore e senza ovile.

Il Calvario e Piedimonte furono, per un anno, sulla linea del fuoco:
il terreno arato da trincee e granate, gli alberi spezzati, le piantagioni distrutte, le case abbattute fino alle fondamenta.

Vittorio Locchi, nella sua "Sagra di Santa Gorizia", bene descrive il nostro paese in questo periodo.

"Chi sul Calvario viveva
ancora, tra le vampe,
tra i rugghi e gli urli,
fra le fosche fumate
alte come piramidi,
fra gli stormi di proiettili,
che, simili a sinistri
uccelli invisibili,
s'incrociavano, stracciavano
l'aria come una tela,
fischiavano,
piombavano giù
a mordere i vivi,
a mordere i morti,
su i crogiuoli bollenti
delle trincee! "

"Fummo noi" prosegue il Locchi "che giungemmo vivi a Gorizia".
 Il 10 agosto 1916 Gorizia cadde in mano italiana e Piedimonte da centro di battaglia passò nelle prime retrovie, ma non ebbe respiro perchè le granate austriache lo colpivano ancora. Da allora Piedimonte non fu più presa in considerazione dalla guerra. Ma anche se lo fosse stato non ne avrebbe più tratto danno alcuno poichè, dopo quell'anno di calvario, non esisteva più. Quel poco che poteva essere rimasto fu accuratamente distrutto dai militari austriaci.
Nel 1918 i rari abitanti del paese che ritornavano a casa erano simili a formiche solitarie che scavavano e strisciavano tra le macerie di un formicaio scoperchiato, calpestato e schiacciato. Tornavano e cercavano rifugio nelle caverne puzzolenti e in baracche ammuffite.

La guerra terminò appena nell'autunno di quell'anno. La vittoria fu italiana e la gente lentamente cominciò a ritornare alle proprie case. Case? No, ritornarono tra le macerie delle proprie case e dei campi.

Tratto da "Podgora Piedimonte" di Mauro Belletti e Antonio Jakoncic 

 

I ricoveri dell’11° Reggimento Fanteria “Casale” durante la battaglia di Gorizia, svoltasi dal 4 al 17 Agosto 1916 e conclusasi con la conquista della città isontina da parte del Regio Esercito Italiano, nella quale il reparto si guadagnò la Medaglia d’Oro al Valor Militare. 

Tratto dal sito: archivioirredentista.wordpress.com

 



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Dr. Radut | calvarioalpinrun